{"id":2579,"date":"2004-05-16T10:22:00","date_gmt":"2004-05-16T08:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/caritas-wp.glauco.it\/caritas-dev\/i-documenti-pontifici-sulle-migrazioni\/"},"modified":"2022-09-22T09:53:11","modified_gmt":"2022-09-22T07:53:11","slug":"i-documenti-pontifici-sulle-migrazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/caritas-wp.glauco.it\/caritas-dev\/i-documenti-pontifici-sulle-migrazioni\/","title":{"rendered":"I documenti pontifici sulle migrazioni"},"content":{"rendered":"<p><FONT face=\"Verdana, Geneva, Arial, Sans-serif\" size=2><br \/>\n <DIV align=left><FONT face=\"Verdana, Geneva, Arial, Sans-serif\" size=2><EM>Presentazione del &#8220;Dossier Statistico Immigrazione 2004&#8221; Caritas-Migrantes<\/EM><\/FONT><\/DIV><br \/>\n <DIV align=left>\u00a0<\/DIV><br \/>\n <DIV align=left><STRONG>S.E. Mons. Paolo Romeo<\/STRONG>, nunzio apostolico presso lo Stato Italiano<\/FONT><\/DIV><br \/>\n <DIV><FONT face=\"Verdana, Geneva, Arial, Sans-serif\" size=2><\/FONT>\u00a0<\/DIV><br \/>\n <DIV><FONT face=\"Verdana, Geneva, Arial, Sans-serif\" size=2>Ringrazio per essere stato invitato alla presentazione del &#8220;Dossier Statistico Immigrazione 2004&#8221;. Questa iniziativa cade nell\u0092ambito delle celebrazioni del XXV anniversario della Caritas diocesana di Roma, che sta anche all\u0092origine di questo utile sussidio che da 14 anni viene messo a disposizione della societ\u00e0 italiana. Esprimo alla Caritas della diocesi del Papa una grande gratitudine per il suo fruttuoso spirito di servizio, da anni condiviso con la Caritas Italiana e con la Fondazione Migrantes, organismi ecclesiali cos\u00ec benemeriti nel settore delle migrazioni.<BR><BR>Il XIV Rapporto Caritas\/Migrantes ci presenta un quadro dell\u0092immigrazione caratterizzato, da una parte, da un aumento cos\u00ec consistente della presenza straniera e da un loro crescente radicamento nella societ\u00e0 italiana, e dall\u0092altra parte, da una popolazione almeno in parte perplessa quando non addirittura paurosa, di fronte all\u0092accettazione dei nuovi venuti e alle loro differenze culturali e religiose, e da un orientamento politico diviso e spesso contrapposto, nonostante la funzione utile riconosciuta agli immigrati quanto meno con riguardo al mondo del lavoro.<BR><BR>Non spetta ovviamente al magistero della Chiesa entrare nel merito delle decisioni normative e operative che sono state o dovranno essere adottate in Italia, sostituendosi alle responsabilit\u00e0 proprie dei governanti e degli amministratori.<BR>Trattandosi, per\u00f2, di un fenomeno dalle profonde implicazioni umane e spirituali, la Chiesa si sente chiamata in causa per indicare il rispetto dei valori in gioco.<BR><BR>Facendo riferimento ai messaggi che Giovanni Paolo II per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato Nazionale negli ultimi cinque anni, non parler\u00f2 di quote, di bilanci, di revisioni legislative, di aspetti burocratici, di problemi controversi bens\u00ec dei principi che devono ispirare le soluzioni di questi problemi. Parlare di valori non significa &#8220;lavarsene le mani&#8221; bens\u00ec mettere in campo criteri precisi e al di sopra delle parti, al cui giudizio si \u00e8 tutti assoggettati, cristiani e non.<BR><BR><STRONG>Le migrazioni di massa sono da ricollegare a molteplici fattori di ingiustizia socio-economica<\/STRONG> <BR><BR>Le migrazioni riguardano non solo l\u0092Italia e l\u0092Europa ma ormai tutte le Nazioni, come Paesi di partenza, di transito o di arrivo. Questa \u00e8 una constatazione alla cui origine stanno cause ben precise.<BR><BR>&#8220;Nel quadro di unilateralismo senza freni adeguati, si approfondisce nel mondo il divario tra Paesi emergenti e Paesi &#8220;perdenti&#8221;. I primi dispongono di capitali e tecnologie che consentono loro di godere a piacimento delle risorse del pianeta, facolt\u00e0 di cui s\u0092avvalgono non sempre con spirito di solidariet\u00e0 e di condivisione. I secondi, invece, non hanno facile accesso alla risorse necessarie per uno sviluppo umano adeguato e, anzi, mancano talvolta addirittura dei mezzi di sussistenza; schiacciati dai debiti e lacerati da divisioni interne, non di rado finiscono per dissipare le poche ricchezze nella guerra&#8221; (2000).<BR><BR>\u00abIn molte regioni del mondo si vivono oggi situazioni di drammatica instabilit\u00e0 ed insicurezza. Non desta meraviglia che in simili contesti si faccia strada nei poveri e nei derelitti il progetto di fuggire alla ricerca di una nuova terra che possa offrire loro pane, dignit\u00e0 e pace. \u00c8 la migrazione dei disperati: uomini e donne, spesso giovani, a cui non resta altra scelta che quella di lasciare il proprio Paese per avventurarsi verso l\u0092ignoto. Ogni giorno migliaia di persone affrontano rischi anche drammatici per tentare di sfuggire ad una vita senza avvenire. Purtroppo, la realt\u00e0 che trovano nelle nazioni d\u0092approdo \u00e8 spesso fonte di ulteriori delusioni\u00bb (2000).<BR><BR>La frustrazione di necessit\u00e0 fondamentali costringe all\u0092esodo tanta gente, mentre andrebbe salvaguardato &#8220;il diritto a non emigrare&#8221; (2004). Quindi, non dobbiamo limitarci a constatare gli effetti (le migrazioni forzate, per l\u0092appunto), ma dobbiamo andare alle loro cause che consistono in una globalizzazione senza solidariet\u00e0: peraltro, gi\u00e0 l\u0092enciclica &#8220;Mater et magistra&#8221; di Giovanni XXIII aveva sottolineato con forza la destinazione universale dei beni di questo mondo (nn. 30 e 33).<BR><BR><STRONG>La globalizzazione e le migrazioni sono comunque una opportunit\u00e0 da non perdere<\/STRONG><BR><BR>Partendo dalla globalizzazione e dalle migrazioni come un dato di fatto, dobbiamo trovare gli incentivi per superare le storture prima lamentate.<BR><BR>\u00abIl processo di globalizzazione pu\u00f2 costituire un\u0092opportunit\u00e0, se le differenze culturali vengono accolte come occasioni di incontro e di dialogo e se la ripartizione disuguale delle risorse mondiali provoca una nuova coscienza della necessaria solidariet\u00e0 che deve unire la famiglia umana. Se, al contrario, si aggravano le disuguaglianze, le popolazioni povere sono costrette all\u0092esilio della disperazione, mentre i paesi ricchi si ritrovano prigionieri della insaziabile smania di concentrare nelle proprie mani le risorse disponibili\u00bb (2000).<BR><BR>Le migrazioni, seppure nate in questo contesto problematico, racchiudono in s\u00e9 una serie di virtualit\u00e0. &#8220;In questo fenomeno complesso intervengono molteplici elementi: la tendenza a favorire l\u0092unit\u00e0 giuridica e politica della famiglia umana, il notevole incremento degli scambi culturali, l\u0092interdipendenza specie economica degli Stati\u0085La convergenza di razze (o etnie che dir si voglia), civilt\u00e0 e culture all\u0092interno degli stessi ordinamenti giuridici e sociali pone un problema urgente di convivenza&#8221;(2001).<BR><BR>Cosa si sente chiamata a fare la Chiesa in questo scenario? \u00abL\u0092annuncio del Vangelo \u00e8 diretto alla salvezza integrale dell\u0092uomo, alla sua autentica ed effettiva liberazione, mediante il raggiungimento di condizioni confacenti alla sua dignit\u00e0, imperniati sui diritti umani fondamentali e irrinunciabili\u0085 Essi sono, in particolare, il diritto ad avere una propria patria, a dimorare liberamente nel proprio Paese, a convivere con la propria famiglia, a disporre dei beni necessari per una vita dignitosa, a conservare e sviluppare il proprio patrimonio etnico, culturale, linguistico, a professare pubblicamente la propria religione, ad essere riconosciuto e trattato in ogni circostanza in conformit\u00e0 alla propria dignit\u00e0 di essere umano\u0085 Questi diritti trovano concreta applicazione nel concetto di bene comune universale\u0085Di fronte all\u0092intrecciarsi di molti interessi accanto alle leggi dei singoli Paesi, occorrono norme internazionali capaci di regolari i diritti di ciascuno, s\u00ec da impedire decisioni unilaterali a danno dei pi\u00f9 deboli\u00bb (2001).<BR><BR>A questo riguardo il Papa ha avuto modo di sollecitare l\u0092adesione alla Convenzione ONU sui diritti dei lavoratori migranti, che \u00e8 s\u00ec entrata in vigore il 14 marzo 2003 ma senza che nessun Stato a sviluppo avanzato l\u0092abbia ratificata.<BR><BR><STRONG>Impegni di chi vuole essere accolto e di chi deve accogliere<\/STRONG><BR><BR>Purtroppo, \u00abla mobilit\u00e0 comporta sempre uno sradicamento dall\u0092ambiente originario, che si traduce spesso in un\u0092esperienza di accentuata solitudine con il rischio di una dispersione nell\u0092anonimato. Da queste situazioni pu\u00f2 derivare il rifiuto del nuovo contesto, ma anche la sua accettazione acritica, in polemica con l\u0092esperienza precedente\u00bb (2001). Particolare attenzione va dedicata alla situazione di coloro che sono costretti a vivere lontani dalla famiglia. In ogni modo, il Papa invita gli \u00abimmigrati a riconoscere il dovere di onorare i paesi che li ricevono e a rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni della gente che li ha accolti. Solo cos\u00ec prevarr\u00e0 l\u0092armonia sociale\u00bb (2003).<BR><BR>A questo impegno degli immigrati per inserirsi deve corrispondere uno spirito di accoglienza. \u00abNessuno \u0096 ammonisce il Pontefice &#8211; resti insensibile dinanzi alle condizioni in cui versano schiere di migranti! Si tratta di gente in bal\u00eca degli eventi, con alle spalle situazioni spesso drammatiche. Di tali persone i mass-media trasmettono immagini toccanti e qualche volta raccapriccianti. Sono bambini, giovani, adulti ed anziani dal volto macilento e con gli occhi pieni di tristezza e solitudine. Nei campi dove vengono accolti sperimentano talora gravi restrizioni\u00bb (2004).<BR><BR>Il Papa parla di tutti i migranti che hanno necessit\u00e0: quelli regolari e quelli senza documenti (che noi chiamiamo irregolari), i profughi, coloro che hanno bisogno d\u0092asilo, le vittime del \u00abterribile crimine che \u00e8 il traffico di esseri umani\u00bb (2003). Non sfugge affatto che \u00abspesso la solidariet\u00e0 non \u00e8 cosa spontanea. Essa richiede formazione e allontanamento da atteggiamenti di chiusura, che in molte societ\u00e0 di oggi sono divenuti pi\u00f9 sottili e diffusi. \u0085I cristiani devono sforzarsi di vincere ogni tendenza a chiudersi in se stessi e imparare a discernere l\u0092opera di Dio nelle persone di altre culture\u00bb, passando \u00abdalla mera tolleranza verso gli altri al rispetto autentico delle loro diversit\u00e0\u00bb, perch\u00e9 Cristo \u00abattraverso di noi desidera proseguire, nella storia e nel mondo, la sua opera di liberazione da ogni discriminazione, rifiuto ed emarginazione\u00bb (2003).<BR><BR>Siamo giunti nel cuore del problema della convivenza, anche secondo Giovanni Paolo II un obiettivo tutt\u0092altro che scontato (2001). Ora, \u00abse \u00e8 pur vero che i Paesi altamente sviluppati non sempre sono in grado di assorbire tutti coloro che emigrano, va tuttavia riconosciuto che il criterio per determinare la soglia della sopportabilit\u00e0 non pu\u00f2 essere la semplice difesa del proprio benessere, tralasciando i bisogni reali di chi \u00e8 drammaticamente costretto a chiedere ospitalit\u00e0\u00bb (2001). Questo \u00e8 un punto cruciale del magistero ecclesiale: il proprio benessere, se sganciato dal dalle necessit\u00e0 degli altri, si trasforma in egoismo.<BR><BR><STRONG>Lavorare per un mondo di dialogo e di pace<\/STRONG><BR><BR>&#8220;Migrazioni e dialogo interreligioso&#8221; \u00e8 stato il tema della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato nel 2002. \u00abAll\u0092inizio del nuovo millennio\u0085sono chiamati a convivere, gli uni accanto agli altri, uomini e donne di culture differenti \u0085Poich\u00e9 tale convivenza si sviluppi in modo pacifico \u00e8 indispensabile che cadano, tra gli appartenenti alle diverse religioni, le barriere della diffidenza, dei pregiudizi e delle paure, purtroppo ancora esistenti. Il dialogo e la reciproca tolleranza sono richiesti all\u0092interno di ogni Paese tra quanti professano la religione della maggioranza e gli appartenenti alle minoranze\u0085 Se comune \u00e8 la volont\u00e0 di dialogare pur essendo diversi, si pu\u00f2 trovare un terreno di proficui scambi e sviluppare un\u0092utile e reciproca amicizia, che pu\u00f2 tradursi anche in un\u0092efficace collaborazione per obiettivi condivisi al servizio del bene comune\u00bb (2002), senza dimenticare che in paesi a maggioranza non cristiana \u00abi cristiani non sempre godono di una effettiva libert\u00e0 di religione e di coscienza\u00bb (2003).<BR><BR><\/FONT><FONT face=\"Verdana, Geneva, Arial, Sans-serif\" size=2>La speranza del Papa \u00e8 quella \u00abdi allontanare lo spettro delle guerre di religione che hanno rigato di sangue tanti periodi della storia dell\u0092umanit\u00e0\u00bb affinch\u00e9 appaia che il nome di Dio \u00e8 \u00abun nome di pace e un imperativo di pace\u00bb (&#8220;Novo millennio ineunte&#8221;, 55). \u00c8 convinzione del Pontefice che \u00abse il dialogo inter-religioso costituisce una delle sfide pi\u00f9 significative del nostro tempo, il fenomeno delle migrazioni potrebbe favorirne lo sviluppo\u00bb (2002).<BR><BR>La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato nel 2004 \u00e8 dedicata al tema &#8220;Migrazioni in visione di pace&#8221; ed entra nel merito di alcuni aspetti problematici di grande attualit\u00e0 a causa della guerra e della violenza, del terrorismo e dell\u0092oppressione, della discriminazione e dell\u0092ingiustizia in non poche regioni della terra. \u00abSe il &#8220;sogno&#8221; di un mondo in pace \u00e8 condiviso da tanti, se si valorizza l\u0092apporto dei migranti e dei rifugiati, l\u0092umanit\u00e0 pu\u00f2 divenire sempre pi\u00f9 famiglia di tutti e la nostra Terra una reale \u0091casa comune\u0092\u0085Il mondo dei migranti \u00e8 in grado di offrire un valido contributo al consolidamento della pace. Le migrazioni possono infatti agevolare l\u0092incontro e la comprensione tra le civilt\u00e0, oltre che fra le persone e le comunit\u00e0\u00bb (2004).<BR><BR><\/FONT><FONT size=2><FONT face=\"Verdana, Geneva, Arial, Sans-serif\"><STRONG>Qualche riflessione conclusiva<\/STRONG><BR><BR>Gli insegnamenti del Papa non sono esercizi accademici bens\u00ec un forte incentivo al cambiamento, ripensando quanto \u00e8 stato fatto e quanto si potrebbe fare. Voglio riprendere alcune frasi del Papa che possono costituire quasi degli slogan per il nostro impegno concreto:<\/FONT><\/FONT><\/DIV><br \/>\n <UL><br \/>\n <LI><FONT face=\"Verdana, Geneva, Arial, Sans-serif\" size=2>lo stretto legame tra la giustizia e la pace, per cui \u00abnon ci pu\u00f2 essere vera pace senza giustizia e senza rispetto dei diritti umani\u00bb (2004);<\/FONT><\/LI><br \/>\n <LI><FONT face=\"Verdana, Geneva, Arial, Sans-serif\" size=2>il rifiuto di ogni discriminazione fondata sulla razza, la cultura o la religione come contraria al \u00abdisegno di Dio\u00bb (2000);<\/FONT><\/LI><br \/>\n <LI><FONT face=\"Verdana, Geneva, Arial, Sans-serif\" size=2>le diverse culture come portatrici di valori comuni, capaci di unire e non di dividere (2004);<\/FONT><\/LI><br \/>\n <LI><FONT face=\"Verdana, Geneva, Arial, Sans-serif\" size=2>le citt\u00e0 ad alta concentrazione di immigrati come \u00ablaboratori di civile convivenza\u00bb (2002);<\/FONT><\/LI><br \/>\n <LI><FONT face=\"Verdana, Geneva, Arial, Sans-serif\" size=2>i genitori e gli insegnanti come figure chiave per combattere il razzismo e la xenofobia;<\/FONT><\/LI><br \/>\n <LI><FONT face=\"Verdana, Geneva, Arial, Sans-serif\" size=2>la chiesa come \u00absegno e strumento dell\u0092unit\u00e0 delle culture e delle nazioni in un\u0092unica famiglia\u00bb (2003);<\/FONT><\/LI><br \/>\n <LI><FONT face=\"Verdana, Geneva, Arial, Sans-serif\" size=2>la parrocchia come spazio per realizzare \u00abuna vera pedagogia dell\u0092incontro con persone di convinzioni religiose e di culture differenti\u00bb (2002);<\/FONT><\/LI><br \/>\n <LI><FONT face=\"Verdana, Geneva, Arial, Sans-serif\" size=2>la chiara testimonianza esistenziale della fede come base per un autentico dialogo (2003);<\/FONT><\/LI><br \/>\n <LI><FONT face=\"Verdana, Geneva, Arial, Sans-serif\" size=2>il coraggio morale dei pastori e dei fedeli nel dire \u00abuna parola profetica che indichi ci\u00f2 che \u00e8 sbagliato e incoraggi ci\u00f2 che \u00e8 giusto\u00bb (2003).<\/FONT><\/LI><\/UL><br \/>\n <DIV><FONT face=\"Verdana, Geneva, Arial, Sans-serif\" size=2><\/FONT>\u00a0<\/DIV><br \/>\n <DIV><FONT face=\"Verdana, Geneva, Arial, Sans-serif\" size=2>Le migrazioni possono veramente contribuire a \u00abcoltivare il &#8220;sogno&#8221; di un avvenire di pace per l\u0092intera umanit\u00e0\u00bb (2004): spetta a chi \u00e8 impegnato nella politica, nell\u0092amministrazione, nel sociale, spetta ad ogni cittadino, italiano o immigrato, rendere tale sogno realt\u00e0, cambiando quello che c\u0092\u00e8 da cambiare. Sar\u00e0 cos\u00ec possibile avere una societ\u00e0 aperta e, nello stesso tempo, dinamica e sicura.<BR><BR><EM>N.B. Gli anni tra parentesi sono quelli delle Giornate Mondiali del Migrante e del Rifugiato<\/EM> <BR><BR><BR>Roma, 27 ottobre 2004<BR><BR><\/FONT><\/DIV><br \/>\n <DIV><\/DIV><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presentazione del &#8220;Dossier Statistico Immigrazione 2004&#8221; Caritas-Migrantes \u00a0 S.E. Mons. Paolo Romeo, nunzio apostolico presso lo Stato Italiano \u00a0 Ringrazio per essere stato invitato alla presentazione del &#8220;Dossier Statistico Immigrazione 2004&#8221;. 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