{"id":2580,"date":"2004-05-16T12:10:00","date_gmt":"2004-05-16T10:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/caritas-wp.glauco.it\/caritas-dev\/xiv-rapporto-caritas-migrantes\/"},"modified":"2022-09-22T09:53:06","modified_gmt":"2022-09-22T07:53:06","slug":"xiv-rapporto-caritas-migrantes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/caritas-wp.glauco.it\/caritas-dev\/xiv-rapporto-caritas-migrantes\/","title":{"rendered":"XIV Rapporto Caritas-Migrantes"},"content":{"rendered":"<div>\n<div align=\"left\"><em>Presentazione del &#8220;Dossier Statistico Immigrazione 2004&#8221; Caritas-Migrantes<\/em><\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Franco Pittau<\/strong>, comitato Scientifico del &#8220;Dossier&#8221;<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<p>Il &#8220;Dossier 2004&#8221; \u00e8 dovuto a 85 persone che vanno ringraziate per la loro dedizione, la loro intelligenza e anche la loro eccezionale celerit\u00e0. Una grande riconoscenza \u00e8 dovuta anche a tutte le strutture che ci hanno aiutato con la fornitura dei dati, a partire dal Ministero dell\u0092Interno al quale anch\u0092io rinnovo il pi\u00f9 sentito ringraziamento per la preziosa collaborazione da sempre prestata.<\/p>\n<p>La Caritas di Roma celebra quest\u0092anno il suo 25\u00b0 anniversario ed io festeggio 35 anni di impegno nel settore delle migrazioni. Ritornato dalla Germania nel 1976, dopo aver lavorato prima nelle Acli e poi nel sindacato, ho avuto la grande fortuna di collaborare con la Migrantes, con la Caritas di Roma e ora anche con la Caritas Italiana, imparando ad inquadrare l\u0092immigrazione come &#8220;segno dei tempi&#8221;: mi pare doveroso ringraziare per l\u0092opportunit\u00e0 che mi \u00e8 stata offerta.<\/p>\n<p>Tratter\u00f2 solo alcuni punti del Rapporto, da approfondire con la lettura della &#8220;Scheda&#8221; e dello stesso &#8220;Dossier&#8221;. Preciso che i dati da noi forniti non hanno il compito di correggere questo o quel Ministero, ma solo di leggere gli archivi nella loro globalit\u00e0, integrandoli all\u0092occorrenza con una nostra stima.<\/p>\n<p><strong>La pressione migratoria non \u00e8 destinata a diminuire<\/strong><\/p>\n<p>Basandoci sui visti d\u0092ingresso rilasciati dal Ministro degli Affari Esteri, nel 2003 i nuovi ingressi in Italia a carattere stabile sono stati 107.500, cos\u00ec ripartiti: 19.500 visti per inserimento lavorativo come autonomi o dipendenti, 66.000 per ricongiungimento familiare, 18.000 per motivi di studio e 4.000 per motivi religiosi. Non va tenuto conto, non essendo a carattere stabile, dei 68.000 visti per lavoro stagionale. Per lavoro sono venuti in prevalenza dall\u0092Est Europa, mentre per ricongiungimento familiare sono arrivati da tutti i continenti.<br \/>\nI nuovi ingressi hanno determinato un <strong>aumento della popolazione straniera del 7%<\/strong>; se si tiene conto anche dei circa 650.000 regolarizzati, l\u0092aumento complessivo \u00e8 del 45%.<\/p>\n<p>Quanti sono venuti irregolarmente e si sono fermati da irregolari in Italia nel corso del 2003? Sarebbero attualmente 200.000 secondo l\u0092Ismu, 600.000 secondo i sindacati e 800.000 secondo l\u0092Eurispes. Noi del &#8220;Dossier&#8221; non sappiamo quanti effettivamente siano. Le persone coinvolte nei respingimenti e nelle espulsioni sono state nel 2003 poco pi\u00f9 di 100.000, ma rispetto agli intercettati \u00e8 difficile ipotizzare il numero di quelli che sono riusciti ad entrare. Le ispezioni degli istituti previdenziali e del Ministero del lavoro, come anche l\u0092Istat, attestano che \u00e8 molto diffusa l\u0092economia sommersa: si pu\u00f2 ipotizzare, come gi\u00e0 detto nel passato, che le ispezioni impostate secondo un criterio di campionatura aiuterebbero nella stima del numero degli irregolari.<\/p>\n<p>\u00c8 certo, invece, che il 60% della ricchezza mondiale \u00e8 detenuto dall\u0092America e dall\u0092Europa, che sono solo un quarto dei 6 miliardi e 300 milioni abitanti del pianeta. Il direttore generale dell\u0092Ilo (Ufficio Internazionale del Lavoro), Juan Somavia, ha osservato che &#8220;se si guarda all\u0092economia globale dal punto di vista della gente, il suo pi\u00f9 grande fallimento consiste nell\u0092incapacit\u00e0 di creare lavoro sufficiente nei luoghi in cui le persone vivono&#8221;.<\/p>\n<p>Per lo sviluppo dei paesi poveri le parole sono state tante e le realizzazioni scarse.<br \/>\nTra i 36.239 dollari dell\u0092America Settentrionale e i 983 dell\u0092Africa Orientale corre un abisso: la differenza \u00e8 di 37 a 1. Tra le persone poverissime, ben mezzo miliardo vive in Africa e cio\u00e8 i due terzi della popolazione di quel continente. Di essi vediamo sbarcare in Italia qualche sparuto gruppo rispetto ai milioni dei futuri candidati ad emigrare.<\/p>\n<p>Peraltro, una delle maggiori risorse di questi Paesi \u00e8 costituita dagli stessi risparmi degli immigrati: 93 miliardi di dollari nel 2003. L\u0092Italia, come viene spiegato nel &#8220;Dossier&#8221;, \u00e8 al nono posto nel mondo con 2,6 miliardi di dollari, di cui meno della met\u00e0 transitato attraverso le banche. Senza migrazioni, questi paesi perderebbero una risorsa e sarebbero ancora pi\u00f9 poveri.<\/p>\n<p>Stando cos\u00ec le cose, la regolamentazione dei flussi non si pu\u00f2 ridurre ad una semplice &#8220;partita di giro&#8221;, scaricando i problemi dei paesi ricchi su altri paesi incaricati dei controlli: le convenzioni possono aiutare solo fino ad un certo punto, mentre alla radice resta la mancanza di sviluppo sul posto, che continuer\u00e0 ad essere un fattore di esodo. Diceva le stesse cose 10 anni fa l\u0092ambasciatore Nino Falchi in un bel libro sulla sfida delle migrazioni curato per l\u0092Oim.<\/p>\n<p><strong>2.600.000 immigrati regolari in Italia, 1 ogni 22 residenti<\/strong><\/p>\n<p>Nel corso degli anni \u009290 l\u0092immigrazione \u00e8 aumentata secondo un ritmo vivace, specialmente a seguito di tre regolarizzazioni: l\u0092Istat ha calcolato che tra il censimento del 1991 e quello del 2001 la presenza \u00e8 triplicata, arrivando a superare il milione di presenze. Successivamente l\u0092andamento \u00e8 diventato ancora pi\u00f9 sostenuto e, tra il 2000 e l\u0092inizio del 2004, si \u00e8 verificato il raddoppio con 2 milioni e 600mila presenze regolari. Nella stima del &#8220;Dossier&#8221;, basata peraltro su criteri prudenziali, alle persone registrate dal Ministero dell\u0092Interno (circa 2,2 milioni) vanno aggiunti 400.000 minori, che aumentano al ritmo di circa 65.000 l\u0092anno (35.000 come nuovi nati e 25.000 come nuovi ingressi).<\/p>\n<p>Di fronte a questa consistente presenza possiamo dire che il futuro della politica migratoria italiana consiste nel coltivare una dimensione euro-mediterranea: la presenza europea raggiunge quasi la met\u00e0 del totale (47,9% di cui solo il 7% costituito da cittadini comunitari), mentre all\u0092Africa spetta quasi un quarto (23,5%): \u00e8 consistente anche la rappresentanza asiatica (16,8%) mentre \u00e8 pi\u00f9 ridotta quella americana (11,5%).<\/p>\n<p>Hanno rafforzato la loro presenza i primi tre gruppi nazionali (Romania, Marocco, Albania), ciascuno con circa 230\/240mila soggiornanti registrati. Al quarto balza sorprendentemente l\u0092Ucraina (113.000) e quinta \u00e8 la Cina (100.000). Nella fascia tra le 70 e le 60.000 presenze troviamo Filippine, Polonia e Tunisia, mentre nutrito \u00e8 il gruppo di paesi con 40.000 presenze (Stati Uniti, Senegal, India, Per\u00f9, Ecuador, Serbia, Egitto, Sri Lanka). Il numero dei soggiornanti registrati andrebbe maggiorato cos\u00ec come abbiamo fatto per la presenza complessiva, ma non sono disponibili i parametri per ciascuna nazione: ad esempio Romania, Marocco e Albania arriverebbero gi\u00e0 a 270-280 mila presenze regolari.<\/p>\n<p>\u00c8 stata quasi raggiunta la parit\u00e0 tra i sessi, e questo per il forte bisogno di donne immigrate nel sistema dell\u0092assistenza alle famiglie (si tratta di mezzo milione di persone): se nel 1991 i maschi erano il 58%, oggi sono scesi al 51,6%. I coniugati sono la met\u00e0 del totale e anche questo \u00e8 un indice di equilibrio familiare. Sappiamo poi da sempre che gli immigrati sono molto pi\u00f9 giovani di noi: il 60% \u00e8 concentrato tra i 19 e i 40 anni.<\/p>\n<p>Per la ripartizione territoriale potremmo parlare, in gergo calcistico, di 6-3-1: grosso modo 60% nel Nord (1 milione e 500mila immigrati,), il 30% nel Centro (710mila,) e il 10% (357mila) nel Meridione. #9; Alla Lombardia spettano 606.000 soggiornanti, al Lazio 369.000. L\u0092incidenza \u00e8 del 4,5% sulla popolazione complessiva (un immigrato ogni 22 abitanti), con queste differenze: 6,5% nel Centro, 6% nel Nord, 2% nel Sud e 1,5% nelle Isole. Si \u00e8 attorno al 7% nel Lazio, in Lombardia e in Emilia Romagna. Vi sono province nelle quali l\u0092incidenza \u00e8 dell\u00928% (Reggio Emilia, Pordenone, Treviso), del 9% (Roma e Brescia) e dell\u009211% (Prato). E\u0092 andata attenuandosi la concentrazione nei grandi comuni e la presenza degli immigrati tende a spalmarsi in maniera pi\u00f9 equilibrata e pi\u00f9 visibile su tutto il territorio italiano.<\/p>\n<p>Secondo un\u0092indagine condotta dall\u0092Anci (2004) tra i comuni con pi\u00f9 di 15.000 abitanti il 60% non dispone di un ufficio immigrazione, mentre tra le grandi citt\u00e0 ad esserne sprovvisto \u00e8 solo un quinto. In altre parole, vi \u00e8 una realt\u00e0 di fatto che stenta ad essere assunta formalmente, mentre per quanto riguarda i Consigli territoriali per l\u0092immigrazione, alla formalizzazione sancita dalla legge non sempre ha fatto seguito l\u0092efficacia operativa auspicata.<\/p>\n<p><strong>Un sistema produttivo sostenuto dagli immigrati<\/strong><\/p>\n<p>Da anni l\u0092Italia sta attraversando una fase economica non facile: riduzione della percentuale di crescita e della quota nel commercio mondiale, carenze nella ricerca e negli investimenti tecnologici, scomparsa o quasi della grande industria, crisi di settori tradizionali del &#8220;made in Italy&#8221;, scarsa presenza in settori importanti dei nuovi mercati, andamento demografico negativo. In queste condizioni abbiamo bisogno di un forte apporto dei lavoratori stranieri, come sostengono gli imprenditori, ma ci\u00f2 nonostante non riusciamo ad accettarli pienamente.<\/p>\n<p>Oltre ai titolari di permessi per lavoro (1.450.000), svolgono un\u0092attivit\u00e0 anche circa 300.000 familiari, cos\u00ec da incidere per circa il 7% sulle forze lavoro (24.150.000) e fornire un importante contributo all\u0092economia del paese, anche a rischio della loro salute. I casi di infortunio denunciati nel 2003 sono stati 106.930, di cui 129 mortali. 1 ogni 9 infortuni riguarda un lavoratore extracomunitario: per essi si verifica un infortunio ogni 15 occupati, mentre per gli italiani il rapporto \u00e8 di 1 infortunio ogni 25 occupati (Ricerca Dossier-Istituto Italiano di Medicina Sociale 2004). \u00c8 effettiva l\u0092esigenza di una tutela pi\u00f9 ampia e questo aiuta a capire l\u0092alto numero di iscritti a Cgil-Cisl-Uil nel 2003 (333.883 immigrati con un aumento del 49% rispetto al 2000).<\/p>\n<p>Le statistiche sulle assunzioni riflettono il grande apporto degli immigrati, anche se sopravvalutate perch\u00e9 l\u0092archivio INAIL \u00e8 basato sulla semplice nascita in un paese estero. Secondo tale archivio spetta ad un immigrato una ogni 6 assunzioni (nel 2000 si trattava di una ogni 10) con 771.813 casi di assunzioni a tempo indeterminato e 214.888 a tempo determinato, avvenute specialmente nelle piccole imprese. La percentuale delle donne, le grandi protagoniste dell\u0092immigrazione, \u00e8 pari a quella degli uomini (49,6%) ma non nei lavori a tempo determinato dove sono di meno.<\/p>\n<p>Il 70% delle assunzioni \u00e8 concentrato nel Nord (al Centro il 20% e al Meridione solo il 10%). Il &#8220;triangolo dell\u0092immigrazione&#8221; \u00e8 costituito dalla Lombardia, dal Veneto e dall\u0092Emilia Romagna, con met\u00e0 o pi\u00f9 delle assunzioni di immigrati per la maggior parte dei settori.<br \/>\nDal rapporto positivo tra assunzioni e cessazioni sono derivati 684.569 saldi, di cui la met\u00e0 si riferisce a persone regolarizzate. Il concetto si avvicina a quello di nuovo posto di lavoro, senza per\u00f2 esserne l\u0092equivalente: si tratta comunque di un indice positivo, specialmente se confrontato con quello degli italiani.<br \/>\nI rami produttivi da segnalare per il maggior numero di assunzioni sono 12: lavoro domestico, costruzioni, alberghi e ristoranti, agricoltura, attivit\u00e0 immobiliari\/pulizia, industria metalli, trasporti, commercio al dettaglio, commercio all\u0092ingrosso, industria alimentare, industria tessile e servizi pubblici.<\/p>\n<p>Il mercato del lavoro privilegia gli immigrati provenienti da aree continentali vicine per cultura, tradizioni, formazione professionale e religione, e cio\u00e8 l\u0092Europa Centro Orientale (45% del totale) e l\u0092America Latina (14%, appena un punto percentuale in meno rispetto ai nordafricani che sono pi\u00f9 numerosi quanto a numero di presenze). Il numero maggiore di assunzioni a tempo indeterminato riguarda la Romania (14,4%), seguita dall\u0092Albania (9,4%), dall\u0092Ucraina (8,9%) dal Marocco (8,6%) e dalla Polonia ( 4,5%).<\/p>\n<p>Dall\u0092annuale ricerca che la Cna conduce con il &#8220;Dossier&#8221; \u00e8 risultato che i titolari d\u0092impresa, effettivamente stranieri, sono 71.843 al 31 giugno 2004 (mentre \u00e8 quasi doppio il dato grezzo riferito a quelli nati all\u0092estero). Il dato \u00e8 notevole perch\u00e9 caratterizzato dall\u0092aumento di circa il 25% rispetto all\u0092anno precedente, mentre tra gli italiani la situazione \u00e8 risultata quasi statica: in media una ogni 50 imprese appartiene ad un imprenditore straniero, 1 ogni 25 a Roma e 1 ogni 8 a Prato.<\/p>\n<p>Gli immigrati, che sono artigiani in quarto dei casi, sono particolarmente attivi nel ramo del commercio e delle riparazioni (42%) e in quello edilizio (28%). Gli immigrati sono anche una vasta categoria di contributori. Dal capitolo curato dall\u0092INPS, che anticipa i primi risultati di una vasta ricerca ancora in corso, risulta che nel 2002 i lavoratori extracomunitari per i quali \u00e8 stato pagato almeno un contributo sono stati 1.225.000. La ripartizione per settori vede prevalere i servizi (50,4%); seguono industria (41,6%) e agricoltura (8%).<\/p>\n<p><strong>I chiaroscuri del processo di integrazione<\/strong><\/p>\n<p>Il Cnel, con il sostegno dell\u0092\u00e9quipe del &#8220;Dossier&#8221;, si \u00e8 confrontato con il difficile compito di misurare il grado di inserimento degli immigrati a livello regionale. E\u0092 stato elaborato una sorta di termometro dell\u0092integrazione, che ha utilizzato una serie di indicatori sulla consistenza della presenza, sull\u0092inserimento sociale e su quello lavorativo. Si \u00e8 ottenuta una classifica indicativa, che colloca ai primi posti la Lombardia e il Veneto e nella zona intermedia il Lazio e il Trentino Alto Adige.<\/p>\n<p>Il &#8220;Dossier&#8221; \u00e8 d\u0092aiuto per riflettere sugli aspetti statistici rilevanti ai fini dell\u0092integrazione. La tendenza all\u0092inserimento stabile \u00e8 attestato dal fatto che i due terzi (66,1%) degli immigrati sono venuti per lavoro e circa un quarto (24,3%) per motivi di famiglia: possiamo dare per scontato l\u0092aumento delle pratiche per ricongiungimento familiare, proprio in una fase in cui la macchina burocratica \u00e8 molto appesantita e sta generando gravi ritardi.<\/p>\n<p>Un altro 7% di permessi \u00e8 rilasciato per inserimento medio-stabile (studio, residenza elettiva, motivi religiosi). I permessi di studio incidono solo per il 2% sul totale dei permessi (solo Trieste e Firenze si attestano sul 10%), a differenza di quanto avviene in tanti altri paesi europei.<br \/>\nGli studenti stranieri nell\u0092anno scolastico 2003-2004 sono stati 282.683, con un aumento di 50.000 rispetto all\u0092anno precedente. Con questo ritmo basteranno quattro anni per arrivare alla quota di mezzo milione di studenti stranieri e questo spiega perch\u00e9 il settore \u00e8 prioritario.<br \/>\nPrima della regolarizzazione gli immigrati con almeno cinque anni di soggiorno erano il 60% mentre un terzo soggiornava da almeno 10 anni. Rispetto agli immigrati dell\u0092Est Europa vi sono diversi paesi africani e asiatici che hanno una percentuale pi\u00f9 elevata di soggiornanti di lunga durata (Capoverde 87%, Corno d\u0092Africa, Filippine, Argentina e Cile 75%). Purtroppo, non sono disponibili le statistiche sui titolari della carta di soggiorno, il documento che assicura la permanenza a tempo indeterminato: virtualmente dovrebbero essere circa 700.000 casi.<\/p>\n<p>Al censimento del 2001 la percentuale degli stranieri nati in Italia era del 12%: \u00e8 questo un altro dato che induce alla riflessione. Si pu\u00f2 ipotizzare che oggi siano circa 250.000 le persone che, seppur straniere, sentano l\u0092Italia come la loro paese natio, la loro terra. Esse provengono nel 50% dei casi da Marocco, Albania, Tunisia, Cina, Filippine, Jugoslavia, Egitto e Romania.<\/p>\n<p>Questo desiderio di essere i &#8220;nuovi cittadini&#8221; viene spesso contrastato da discriminazioni di vario genere. Ad esempio, sono di grave ostacolo le difficolt\u00e0 nell\u0092accesso all\u0092alloggio (indagine Appc-Associazione Piccoli Proprietari di Case, 2003): il 57% degli affittuari di 5 citt\u00e0 del Nord Italia e di 7 del Centro sono contrari ad affittare a immigrati. Il record negativo spetta a Bologna (95%), a cui seguono Perugia (70%), Firenze (62%) e Milano (70%). Pi\u00f9 aperte sono invece Roma (51%), Genova (52%) e Bari (54%).<\/p>\n<p>Nonostante certe intemperanze, pi\u00f9 equanimit\u00e0 si riscontra nell\u0092accettare i simboli di altre religioni: il 70% si \u00e8 dichiarato contrario ad una legge restrittiva come quella approvata in Francia. Il notevole aumento degli immigrati dell\u0092Est Europa, in prevalenza ortodossi, ha modificato notevolmente lo scenario. I cristiani sfiorano la met\u00e0 del totale (49,5%), seguiti dai musulmani con un terzo delle presenze (33%). I fedeli di religioni orientali sono all\u0092incirca il 5%, mentre gli altri gruppi hanno una rappresentanza molto ridotta (gli ebrei, ad esempio, sono lo 0,3%).<\/p>\n<p>Secondo l\u0092indagine dell\u0092Anci (2004) gli interventi prioritari riguardano l\u0092accesso all\u0092abitazione (43%), il lavoro (22%) e la scuola (12%).<\/p>\n<p><strong>Qualche conclusione<\/strong><\/p>\n<p>I dati riportati si possono sintetizzare cos\u00ec: una pressione migratoria che continuer\u00e0, una presenza consistente e diffusa su tutto il territorio, un inserimento diversificato nelle regioni, un notevole apporto a livello lavorativo e una integrazione a met\u00e0 del guado. Le previsioni sull\u0092immigrazione, che prima ci lasciavano abbastanza distaccati, iniziano a prendere forma corposa e richiedono da tutti maggiore attenzione.<\/p>\n<p>Riprendendo quanto esposto dalla Presidenza nell\u0092introduzione al &#8220;Dossier&#8221;, il mercato del lavoro induce a interrogarsi sulla programmazione triennale, ancora da approvare, sui meccanismi di ingresso nel mercato, sulla determinazione delle quote, sull\u0092incontro tra domanda e offerta.<br \/>\n\u00c8 tempo di prestare pi\u00f9 attenzione al &#8220;peso amministrativo&#8221; delle decisioni normative, cercando di semplificare al massimo la vita degli immigrati, riconsiderando la durata dei permessi di soggiorno e potenziando l\u0092efficacia della macchina burocratica, problema peraltro gi\u00e0 in discussione.<\/p>\n<p>Senza diritti non vi possono essere immigrati integrati. I diritti sociali non devono rischiare di restare sulla carta: il recente rapporto Caritas sulla povert\u00e0 ha sottolineato, ad esempio, che solo la met\u00e0 degli immigrati ha un medico di famiglia.<br \/>\nTra gli altri diritti bisogna insistere sull\u0092accesso agevolato alla cittadinanza e sulla concessione del voto amministrativo.<\/p>\n<p>\u00c8 realistico pensare che, per il bene della societ\u00e0, il compito del futuro consista nel facilitare la convivenza, con noi italiani, di tradizioni, lingue, culture e religioni differenti: per questo si pu\u00f2 dire &#8220;Societ\u00e0 aperta, societ\u00e0 dinamica e sicura&#8221;.<\/p>\n<p>Roma, 27 ottobre 2004<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presentazione del &#8220;Dossier Statistico Immigrazione 2004&#8221; Caritas-Migrantes Franco Pittau, comitato Scientifico del &#8220;Dossier&#8221; Il &#8220;Dossier 2004&#8221; \u00e8 dovuto a 85 persone che vanno ringraziate per la loro dedizione, la loro intelligenza e anche la loro eccezionale celerit\u00e0. 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