10 Maggio 2023

Sudan

Continuano incessantemente le violenze in Sudan da quando il 15 aprile 2023 la rivalità politica tra i due generali ai vertici del Consiglio sovrano, organismo che, al momento, guida il Paese, il presidente Abdel-Fattah al-Burhan e il vicepresidente Mohamed Hamdan Dagalo, a capo del gruppo paramilitare denominato “Forze di Supporto Rapido” (RSF) che conta più di 100.000 miliziani, è sfociata in scontri e violenze. Prima concentrati solo nella capitale Khartoum e poi estesi anche in altre città soprattutto nel Darfur, nel Kordofan e nello stato di Gezira che sino a dicembre era stato risparmiato dalle violenze e dove si erano rifugiati molti sfollati. I due generali, prima alleati, hanno preso il potere nel 2021 con un colpo di stato che ha scalzato l’autorità civile che si era insediata dopo il periodo di transizione seguito alla caduta del dittatore Al-Bashir nel 2019.

Il conflitto tra le due forze militari si è trasformato soprattutto nel Darfur in una guerra con connotati etnico-tribali, con testimonianze di uccisioni di massa e stupri etnici da parte dei soldati e miliziani nei confronti delle donne “nere”.

Il Paese

Le notizie provenienti dal paese africano sono sempre più allarmanti: la situazione in cui versa la popolazione sudanese resta estremamente grave da un punto di vista umanitario. Le persone intrappolate nelle aree di scontro, oltre ad essere spesso vittime delle violenze dei militari, hanno grandi difficoltà nel ricevere gli aiuti. Molte strutture sanitarie non sono funzionanti e i saccheggi sono all’ordine del giorno così come le violenze: centinaia i cadaveri per le strade, mentre la fame di chi vive cresce di giorno in giorno con i prezzi dei beni di base alle stelle, inaccessibili per la stragrande maggioranza della popolazione. Le conseguenze della guerra impattano su tutto il paese dove quasi 18 milioni di persone vivono in condizioni di scarsità di cibo, di questi 5 milioni in modo grave.

Crescono le persone in fuga: gli sfollati sono oltre 6.7 milioni di cui 1,4 milioni fuggiti nei paesi vicini. Oggi il Sudan è il paese con il maggior numero di sfollati interni al mondo. Una crisi umanitaria che impatta fortemente sui paesi che stanno accogliendo i rifugiati quali Sud Sudan, Ciad, Egitto, Etiopia, Repubblica Centrafricana: paesi già in condizioni di povertà estrema, alle prese con emergenze climatiche e conflitti. In particolare in Sud Sudan, uno dei paesi più poveri al mondo, dove i 2/3 della popolazione soffrono la fame e un difficile processo di pacificazione è in corso, sono rientrati molti sud sudanesi residenti in Sudan fuggiti dalla guerra civile che ha devastato il Sud Sudan tra il 2013 e il 2018.

“Ora molti di loro cercano nuovamente di scappare tornando nel loro paese di origine dove però spesso non hanno più niente” dichiara la direttrice della Caritas di Malakal che si occupa di assistere i profughi lungo il confine. La Caritas del Sud Sudan offre assistenza trasportando le persone dal confine con il Sudan via nave attraverso il Nilo, fornendo aiuti con cibo, ripari di urgenza, medicine, acqua, materiale per l’igiene. Nel frattempo la Caritas ha avviato un piano più ampio per l’assistenza dei rifugiati e delle comunità ospitanti anche nelle altre aree del paese che li stanno accogliendo. Lo stesso in Ciad: nella diocesi di Mongo si stanno assistendo i profughi provenienti principalmente dal Darfur e accolti in tre campi profughi. Le Caritas stanno inoltre assistendo i profughi sudanesi anche in Etiopia e nella Repubblica Centrafricana. In Sudan la rete Caritas sta operando per l’assistenza degli sfollati con beni di prima necessità in alcune delle aree risparmiate dal conflitto. Tuttavia, i piani di aiuto umanitario già in atto per le altre emergenze in essere non sono finanziati a sufficienza e rendendo la situazione ancor più critica.

 

Caritas Italiana, da anni a fianco delle Chiese e delle popolazioni di quest’area, sostiene gli interventi della rete Caritas in Sudan e nei paesi di accoglienza dei profughi grazie anche ai fondi del 8xmille alla Chiesa Cattolica e si unisce ai ripetuti appelli del Papa e dei Vescovi sudanesi e sud sudanesi per un immediato cessato il fuoco, la garanzia dell’accesso agli aiuti umanitari, la tutela della popolazione civile, lo stanziamento di fondi necessari all’assistenza umanitaria di profughi, sfollati e comunità ospitanti.

La Conferenza Episcopale del Sudan e del Sud Sudan (unica per i due paesi) ha rilasciato, a pochi giorni dall’inizio degli scontri, un appello per il cessate il fuoco:

Noi, i vescovi cattolici del Sud Sudan, siamo rattristati dai recenti combattimenti in Sudan, specialmente a Khartoum e nelle altre principali città del Paese. Siamo profondamente preoccupati per la perdita di vite umane […]. Molti i  feriti e i morti.

 […] Manteniamo vivo lo spirito della Pasqua attraverso la preghiera affinché la pace regni in Sudan. Siamo consapevoli che le famiglie possono soffrire per la mancanza dei beni primari quando c’è un conflitto armato. Preghiamo per la protezione e la vita di tutte le persone coinvolte nel conflitto.

È necessario ogni sforzo diplomatico possibile per far cessare questo scontro e evitare un’escalation che provocherebbe decine se non centinaia di migliaia di vittime e una catastrofe umanitaria di ampissime proporzioni.


Per ulteriori informazioni
Ufficio Africa (Area Internazionale), africa@caritas.it

Aggiornato il 4 Giugno 2024